“Una caratteristica peculiare delle convinzioni in materia di politica, religione, ecc. è che le ripercussioni private dell'errore sono virtualmente inesistenti, cosicché il costo privato dell'irrazionalità è zero; è perciò in queste aree che le vedute irrazionali sono più evidenti”.
L’economista Bryan Caplan in “
Rational Ignorance vs. Rational Irrationality” (
Kyklos, 2001), dove sostiene che le irrazionalità più grandi si annidano nelle materie dove credere ciò che amiamo credere non ci costa nulla. Pochi folli sono convinti di potere attraversare i muri, perché provarci è doloroso, mentre una moltitudine di fedeli è convinta che Gesù si incarni nell’ostia, che la confessione annulli i peccati, o che
Padre Pio passava attraverso i muri, perché nessuna di queste convinzioni ha implicazioni pratiche degne di nota, e in compenso regalano emozioni buone (sensi di elevazione, di purezza, ecc.).
In politica sorge lo stesso problema, perché la fede nel comunismo o nel liberismo, in Berlusconi o in Di Pietro, costano al massimo qualche litigio in famiglia, dato che nessuno di noi ha il potere di instaurare il suo regime preferito. L’irrazionalità delle opinioni politiche è forse meno stabilita di quella delle opinioni religiose, ma due giganti del Novecento ne parlavano più o meno negli stessi termini.
“Molta gente ha la facoltà del ragionamento, ma nessuno la usa nelle questioni religiose” (Mark Twain - Lettere dalla Terra).
“Il cittadino tipico scende a un livello inferiore di prestazioni mentali appena entra nel ragionamento politico. Argomenta e analizza in un modo che riconoscerebbe prontamente come infantile nella sfera dei suoi interessi reali. Ritorna un primitivo” (Joseph Schumpeter - Capitalismo, Socialismo e Democrazia).
Bryan Caplan è lo stesso Bryan Caplan che nei giorni scorsi
si è reso ridicolo sul web proclamando che le donne del 1880 erano più libere delle eroine di
Sex and the City. Evidentemente, anche le illusioni sulle donne defunte sono meno costose di quelle sulle donne che ti circondano.